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psicologa brescia

“Eh vabbè, vedrai che passa”! Cos’è la validazione emozionale e perché è importante

A cura della psicologa psicoterapeuta Francesca Cervati

Validazione e invalidazione emozionale

Quante volte ci è capitato di sentirci dire “Evvabbè!”, “Vedrai che passa!”,Non ci pensare!” oppure che, in risposta al comunicare un nostro stato d’animo, l’interlocutore abbia cambiato discorso?

Ecco, questi sono tutti esempi di mancata validazione emozionale, la quale, probabilmente, ci ha fatto sentire incompresi, sbagliati o in colpa.

L’invalidazione – che sia intenzionale o meno – comunica all’altro che, in una particolare situazione, i suoi stati d’animo, i suoi pensieri e le sue azioni non hanno senso, sono “stupidi” o “eccessivi” e non valgono quindi il tempo, l’interesse o il rispetto.

Proviamo ora invece a pensare a quando, dopo aver comunicato a qualcuno le nostre emozioni spiacevoli, ci siamo sentiti compresi, accolti e, di conseguenza, più calmi.

Probabilmente, in quest’ultima situazione, l’altra persona ci ha fatto capire che le nostre emozioni, ciò che stavamo provando o il nostro comportamento erano assolutamente comprensibili.

Il messaggio era qualcosa come: “Ciò che provi va bene! Non dovresti provare qualcosa di diverso! Non hai qualcosa che non va per il fatto di reagire in questo modo, anzi! È comprensibile e normale” e “Ti comprendo“.

Validare significa quindi comunicare/trasmettere ad un’altra persona che le sue emozioni hanno un senso, vanno bene e sono comprensibili se si tiene conto del suo contesto di vita, della sua storia o del contesto ambientale in cui vive.

Perché validare?

La validazione migliora i rapporti e riduce l’intensità dei conflitti e delle emozioni spiacevoli; dimostra all’altro che lo stiamo ascoltando, che comprendiamo il suo stato d’animo e che non lo stiamo giudicando.

Validare ci permette inoltre di dissentire rispetto al pensiero o al comportamento dell’altro, ma senza entrare in grave conflitto. Validare, infatti, non significa approvare!

Possiamo validare lo stato d’animo di una persona senza validare il comportamento legato ad esso: per esempio, possiamo validare la rabbia o la tristezza di nostro figlio per aver preso un brutto voto, ma non la mancanza di studio che ha portato a quel brutto voto.

Come possiamo validare gli altri?

  1. Ascolta con attenzione l’altro, mantenendo il contatto visivo;
  2. Osserva ciò che l’altra persona prova in quel momento e cerca una parola che descriva quello stato d’animo;
  3. Rispecchia quello stato d’animo senza giudicarlo, ovvero allena la capacità di provare ciò che prova l’altro. L’obiettivo è che tu comprenda quello che prova l’altra persona (per esempio: “Capisco che tu sia arrabbiato! Capisco che stai passando un momentaccio!”);
  4. Mostrati tollerante! Cerca il motivo per cui gli stati d’animo, i pensieri o le azioni hanno un senso, considerato il passato e la situazione attuale dell’altro, anche se non approvi quello stesso comportamento o quell’azione;
  5. Rispondi (con o senza parole) dimostrando che stai prendendo sul serio l’altra persona: per esempio “Ma è terribile!”, oppure chiedendo: “Di cosa hai bisogno adesso? Che ti ascolti o che ti aiuti a risolvere il problema?”.

E verso noi stessi?

Così come è importante, per le ragioni che abbiamo visto, imparare a validare le emozioni degli altri, è altrettanto fondamentale imparare a farlo anche con noi stessi. Il lavoro con uno psicologo sulla validazione emozionale riguarda infatti la nostra capacità di attuarla sia verso gli altri che verso noi stessi.

Auto-validazione significa rendersi conto che, in una particolare situazione, i nostri stati d’animo, i nostri pensieri e i nostri comportamenti sono sensati, corretti e accettabili.

Ci invalidiamo quando ci diciamo: “Non devo essere triste!” “Sono proprio stupido ad arrabbiarmi!”, mentre ci validiamo se ci diciamo: “Ho ragione a sentirmi triste!” “Ci sta che io sia arrabbiato!”.

Può sembrar banale, ma  rappresenta la base del nostro benessere emotivo.

Dott.ssa Francesca Cervati