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psicologa brescia - giugno1

Il disturbo d’ansia sociale

A cura della psicologa psicoterapeuta Dott.ssa Stefania Ciaccia

Avete presente la storia di Perseo e Medusa? Lui viene incaricato di tagliarle la testa per portarla in dono al re Polidette, ma Medusa è un mostro che trasforma in pietra chiunque la guardi negli occhi, pertanto lui deve utilizzare il riflesso del suo scudo per riuscire nella sua impresa. 

Le persone che soffrono d’ansia sociale si trovano in una situazione simile a quella di Perseo: temono lo sguardo degli altri, simbolo del giudizio nei loro confronti.

Attenzione, i disturbi mentali non si rivelano come un bottone on-off, sono delle modalità di funzionamento che caratterizzano tutti quanti, ma portate all’esasperazione secondo criteri definiti e precisi

Tutti quanti, per costruire dentro di noi un’immagine coerente della nostra identità (sapere chi siamo) utilizziamo – tra le varie cose, come le esperienze che facciamo sulla nostra pelle, l’osservazione dei nostri stati mentali e delle nostre attitudini, ecc. – anche il feedback che riceviamo dalle persone che ci circondano. 

Inoltre, ricordiamo che una giusta dose di ansia ci permette di raggiungere dei traguardi che ci siamo posti. Per esempio, temere il giudizio della persona che ci farà un importante colloquio di lavoro, ci porta a manifestare un comportamento particolarmente gentile, curare il nostro aspetto e ottenere l’impiego.

Quando l’ansia diventa disturbo

Le persone che soffrono di un disturbo d’ansia sociale, provano una preoccupazione molto intensa, come se fossero costantemente di fronte a una commissione d’esame, anche in situazioni in cui non è funzionale provarla e che non prevedono un giudizio. 

Per queste persone, quindi, andare al ristorante, chiedere informazioni, telefonare per prendere un appuntamento sono tutte situazioni che attivano una condizione fisiologica di ansia (tachicardia, sudorazione, rossore al viso, calore, tensione muscolare, nausea, ecc.).

Il timore, per chi soffre di un disturbo d’ansia sociale, è di venire giudicati negativamente dagli altri, non solo per aspetti riguardanti la propria personalità, ma anche per la consapevolezza che, nei contesti sociali, si attiverà l’ansia con i suoi correlati fisiologici, che tutti la noteranno, considerando la persona come debole, ridicola, inadeguata.

Aiutare le persone a superare questo tipo di problemi è possibile tramite l’aiuto di una psicologa, in un percorso su misura all’interno di uno studio

Ricapitolando: il sig. Mario pensa di essere una persona goffa e che, con ogni probabilità, quando andrà al ristorante farà cadere qualcosa nel raggiungere il suo tavolo. Questa credenza rispetto a sé stesso lo porta a provare molta ansia nel momento in cui entra nel locale. L’ansia, che raggiunge determinati livelli d’intensità, si traduce, a livello fisico, in sudorazione nella zona del viso e delle ascelle. 

Il sig. Mario si rende immediatamente conto di quello che sta succedendo nel suo corpo, e comincia a temere il giudizio delle persone presenti in sala, che sicuramente avranno notato il suo aspetto e lo staranno giudicando come una persona inadeguata al contesto. A questo punto l’ansia aumenta, in un vortice che si autoalimenta.

Che cosa succede in verità?

Il sig. Mario si è auto provocato una sensazione di ansia, convincendosi di essere una persona goffa, capace di rompere oggetti e che, quindi, verrà giudicata negativamente. Chiunque di noi, tuttavia, se pensasse questa cosa di sé, proverebbe una cospicua dose di preoccupazione nell’addentrarsi in un luogo con oggetti di vetro o porcellana, che possono rompersi.

Quando, poi, i sintomi fisici dell’ansia cominciano a manifestarsi, il sig. Mario si convince che tutte le persone presenti lo stiano guardando e giudicando come una persona ridicola. In realtà, la probabilità che le persone sedute a un ristorante, in compagnia o sole, stiano pensando al cibo da ordinare o al discorso del loro conversatore è molto più alta di quanto il sig. Mario riesca a immaginare.

Purtroppo, chi soffre di disturbo d’ansia sociale, ha un’immagine mentale di se stesso distorta ed è così invischiato nel meccanismo di funzionamento del disturbo che mette in atto parecchi evitamenti dei contesti sociali che suscitano in lui ansia

Tuttavia, evitare un problema reale o immaginario, ne rinforza il suo aspetto più terrificante; in questi casi, quando l’ansia ci impedisce di vivere la nostra vita, è consigliabile l’aiuto di una psicologa, che saprà consigliare il percorso terapeutico più adatto a superare la situazione.