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I disturbi d’ansia in età evolutiva

A cura della psicologa psicoterapeuta Francesca Cervati, che da anni si occupa di dare aiuto psicologico ai ragazzi.

L’ansia è un’esperienza umana universale e in moltissime circostanze rappresenta una risposta sana e adattiva a una situazione. A livello clinico, pertanto, non può essere sempre inquadrata come un disturbo.

Innanzitutto, non lo può essere se gli stimoli che la determinano sono oggettivamente pericolosi, per esempio, l’ansia generata dalla vista di un cane che ringhia è una normale paura. Quindi, prima di considerare come patologica una risposta d’ansia è importante che essa risulti dannosa e interferisca in modo significativo nella vita quotidiana di chi la prova.

Inoltre, in età evolutiva è importante considerare sempre che alcune paure (del buio, di essere lasciati soli, di mostri immaginari, ecc.) sono piuttosto comuni e normali in alcune fasi dello sviluppo.

Disturbi d’ansia: le tre categorie di risposta

Alla luce delle considerazioni precedenti, la ricerca è da tempo concorde (Kendall e Di Pietro, 1995) sul fatto che l’ansia, in particolare quando raggiunge livelli patologici, si manifesta in tre grandi categorie di risposta o di sintomi, quando si fa riferimento a un disturbo:

Le risposte fisiche all’ansia

Le risposte fisiche dell’ansia sono l’aumento della frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, la tensione muscolare, la diminuzione della temperatura cutanea alle estremità, la sudorazione, la sensazione di soffocamento, il dolore o il fastidio al petto, la nausea e il vomito.

Le risposte comportamentali

Le risposte comportamentali che sono sostanzialmente la fuga (intesa come la tendenza ad allontanarsi da ciò che mi crea paura) e l’evitamento, ovvero il tentativo di evitare il contatto con ciò che causa il disturbo d’ansia.

Le risposte cognitive

Le risposte cognitive dell’ansia si riferiscono perlopiù a pensieri negativi, irrealistici o comunque esagerati nei confronti di particolari situazioni. Spesso si tratta di pensieri anticipatori (“Sicuramente, quando la maestra mi chiamerà alla lavagna e farò scena muta”) o possono assumere la forma di catastrofizzazioni (“La mamma potrebbe avere una malattia grave e morire” o “La casa potrebbe crollare”).

In altri casi, assumono la forma di esagerazioni dell’importanza di certi eventi (Celi, 2010): per esempio, possono portare all’idea che se prendo un brutto voto nell’interrogazione tutti mi prenderanno in giro ed è terribile fare una brutta figura davanti ai compagni.

Età evolutiva e disturbi d’ansia mascherati

Come nell’adulto, quindi, l’ansia in età di sviluppo è caratterizzata da pensieri e da reazioni fisiologiche e comportamentali specifiche; tuttavia, sul piano clinico, a volte i disturbi d’ansia nei bambini possono manifestarsi in forma mascherata.

Contrariamente a ciò che avviene per gli adulti, in età evolutiva l’ansia non viene sempre percepita chiaramente e verbalizzata(March, 1995). Succede quindi che si manifesti sotto altre forme, come irritabilità, aggressività, sintomi somatici quali cefalea, vomito, dolori addominali o agli arti, oppure si può osservare una riduzione della capacità di attenzione e la comparsa nel bambino di distrazione e svogliatezza.

Queste situazioni, inoltre, possono produrre cadute molto negative sull’apprendimento e sul rendimento scolastico (Celi, 2010).

Tra i più frequenti disturbi d’ansia in età evolutiva dei quali si occupa uno studio di psicoterapia cognitivo comportamentale troviamo: l’ansia da separazione, l’ansia generalizzata, la fobia specifica, l’ansia sociale, l’ansia scolare e il disturbo ossessivo-compulsivo.

Dott.ssa Francesca Cervati – Studio Il Bucaneve Brescia