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psicologa psicoterapeuta

Perché il mio cuore batte all’impazzata?

A cura della psicologa psicoterapeuta Francesca Cervati

La reazione di attacco o fuga

Chi ha avuto o soffre di attacchi di panico si spaventa anche al minimo cenno d’ansia perché sospetta che si tratti dell’inizio di un nuovo attacco. In realtà, come abbiamo già visto in precedenti articoli, ad l’ansia non è sempre nociva.

Immagina di attraversare una strada e vedere sbucare improvvisamente davanti a te una macchina che va a gran velocità. Immagino che quello che faresti, ed è quello che faremmo tutti, è scostarsi e correre verso il marciapiede. 

Ancora prima di iniziare a correre, il nostro cervello ha già avvertito il pericolo e il nostro organismo ha iniziato ad attivare il sistema nervoso autonomo e soprattutto a rilasciare adrenalina

Questa attivazione, che porta a delle modificazioni nel tuo corpo, corrisponde alla risposta automatica di attacco e fuga. La reazione di attacco e fuga porta ad essere pronti e rapidi nel mettersi in salvo o più efficienti nel lottare per la propria vita.

Nelle situazioni di allarme – ovvero quando il nostro cervello capta un pericolo – si genera una reazione di attacco o fuga, che si manifesta con intensità diverse a seconda di come il nostro cervello valuta la situazione.

Quali sono le componenti della reazione di attacco e fuga?

  • Il respiro si fa più frequente e le narici e i polmoni si espandono, aumentando la quantità di ossigeno disponibile per i muscoli.
  • Il ritmo cardiaco e la pressione del sangue aumentano, in modo da trasportare velocemente l’ossigeno e il nutrimento richiesti da muscoli.
  • Il sangue è dirottato ai muscoli, in particolare a quelli degli arti inferiori; meno sangue affluisce agli organi interni – anche alla faccia – e si può diventare “bianchi di paura”.
  • I muscoli si tendono preparandosi a contrarsi velocemente.
  • Aumenta la capacità di coagulazione del sangue, cosicché nel caso di ferita si ridurrebbe la perdita di sangue.
  • Si comincia a sudare, per contrastare il surriscaldamento dovuto all’attività fisica.
  • La mente si concentra su un pensiero dominante: “Sono davvero in pericolo, e se sì, come posso evitarlo?”. Tutto il resto passa in secondo piano.
  • La digestione si ferma, la bocca diventa secca e produce meno saliva e il cibo che rimane nello stomaco può dar luogo a una sensazione di nausea o di nodo allo stomaco. Viene invece liberato nel sangue dello zucchero, che serve a fornire energia.
  • Il sistema immunitario rallenta: il corpo per il momento concentra tutti i suoi sforzi nella fuga.

* riquadro tratto da “Trattamento dei disturbi d’ansia” di Andrew et al.

La risposta di attacco o fuga era particolarmente utile nelle condizioni di vita dei nostri antenati, piene di gravi rischi e pericoli fisici: pensiamo ad esempio alla possibile aggressione di un animale o da parte di un nemico armato. 

Oggi i pericoli da cui dobbiamo difenderci non sono più di questa tipologia o entità, ma la risposta di attacco e fuga continua a far parte dei nostri meccanismi di difesa e tende ad attivarsi in presenza di un pericolo.

Meccanismo di difesa o rischio per la nostra incolumità?

Non c’è quindi da meravigliarsi se quando ci sentiamo minacciati ci manca l’aria, il cuore batte forte, proviamo nausea e i muscoli delle gambe e delle braccia sono tesi e tremano: sono tutte manifestazioni di una risposta che sarebbe utilissima se dovessimo davvero fuggire o combattere!

Se ci fermassimo qui e riuscissimo ad interpretare i cambiamenti corporei come qualcosa di naturale e non pericoloso, le reazioni fisiologiche scomparirebbero rapidamente senza crearci troppi problemi.

Il problema si pone nel momento in cui – ed è quello che accade negli attacchi di panico – ci spaventiamo e interpretiamo in modo catastrofico i nostri sintomi. Per esempio, possiamo interpretare l’aumento del battito cardiaco come sintomo di un infarto imminente o la sensazione di mancanza di respiro come segnale di soffocamento.

L’interpretazione catastrofica dei cambiamenti fisiologici

Quando questo accade i cambiamenti fisiologici possono durare più a lungo e diventare più forti e intensi.  Maggiore è l’attenzione e la catastrofizzazione rispetto a questi sintomi fisici maggiore sarà la probabilità che questi aumentino di intensità.

L’obiettivo del lavoro di una psicologa all’interno della terapia cognitivo-comportamentale è aiutare la persona a comprendere che le sensazioni e i sintomi fisici che prova durante l’attacco di panico sono solo una conseguenza dell’ansia e delle sue interpretazioni catastrofiche e che nulla di quello che teme succederà.

Puoi trovare ulteriori informazioni su cosa sono e come funzionano gli attacchi di panico all’interno di quest’articolo.