Lorem Ipsn gravida nibh vel velit auctor aliquet.Aenean sollicitudin, lorem quis bibendum auci elit consequat ipsutis sem nibh id elit
TWITTER GPLUS FACEBOOK BEHANCE PINTEREST
psicologa brescia - schemi mentali

Il concetto di schema, la psicopatologia e la psicoterapia cognitiva

A cura della psicologa psicoterapeuta Dott.ssa Stefania Ciaccia

La terapia cognitiva si basa su un filone di pensiero, il cognitivismo, secondo il quale la nostra mente può essere rappresentata come un computer che elabora informazioni e fornisce risposte adeguate allo stimolo. 

La terapia cognitiva parte da questo presupposto per comprendere la sofferenza delle persone e proporre interventi mirati. Spesso, gli psicoterapeuti cognitivi utilizzano il termine schema per riferirsi ad un insieme di pensieri, emozioni e comportamenti che caratterizzano il modo di funzionare di una persona.

La nostra mente, cioè, nell’elaborare le informazioni si organizza in strutture più grandi dette schemi.

Come si creano gli schemi mentali? Ce lo spiega la psicologa

Proviamo a spiegarci meglio: ognuno di noi ha la tendenza ad agire, pensare e sentire in un certo modo; volgarmente, chiamiamo questa predisposizione “carattere”. 

Diciamo spesso: “ha un carattere docile, tende a non arrabbiarsi mai”. Quello che succede è che noi elaboriamo le informazioni che provengono dall’esterno (cioè interpretiamo gli eventi) con delle strutture cognitive profonde (gli schemi) che si formano nell’infanzia e si consolidano nell’arco del tempo.

I nostri schemi possono essere positivi oppure negativi a seconda che siano funzionali o disfunzionali per noi, al raggiungimento dei nostri scopi.

Gli schemi funzionano un po’ come degli occhiali a lenti colorate: il colore rappresenta lo schema attraverso cui osserviamo e interpretiamo la realtà. 

Psicopatologia e schemi

In presenza di psicopatologia, gli schemi diventano pervasivi, applicati in modo esteso e poco flessibile alla maggior parte delle situazioni, e generano distorsioni nel processo di elaborazione delle informazioni, che confermano le valutazioni negative espresse nei pensieri automatici. 

All’interno di un quadro psicopatologico, quindi, il mio schema di abbandono fa sì che io interpreti il comportamento dell’altro/a come un segnale che lui/lei se ne andrà, si distaccherà oppure mi lascerà

Avendo questi pensieri, i miei stati emotivi saranno negativi e il mio comportamento sarà coerente con quello che ho in testa. Ciò però potrebbe essere conseguenza del mio schema di abbandono e non di una “corretta” (o meglio dire più “pulita”) lettura del contesto relazionale.

Lo psicologo Young (1990, 1999) parla di schemi maladattivi precoci per intendere l’insieme di ricordi, emozioni, pensieri e sensazioni somatiche che utilizziamo per comprendere e rappresentare noi stessi, gli altri e il mondo, sviluppato nell’infanzia o nell’adolescenza che si perpetuano nel tempo e sono poco funzionali per l’individuo.

Il lavoro della psicologa

Uno degli scopi della terapia cognitiva svolta in studio con una psicologa è quello di individuare gli schemi e ricostruirne il funzionamento insieme al paziente, in modo che ne abbia maggiore consapevolezza e quindi controllo.